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Manifesto della Società Cesena Sulphur Company, del 26 ottobre 1880, con la spiegazione della direzione in merito alla nuova organizzazione del lavoro in miniera.






Manifesto unitario di tutti i minatori della Boratella, del 29 ottobre 1880, in risposta a quello della Cesena Sulphur Company.


La famiglia da tipo patriarcale-agricola diventava di tipo coniugale: piano, piano veniva meno il discorso di unità produttiva, il capofamiglia-minatore provvedeva al sostentamento quasi in modo totale, l'aiuto degli altri membri era integrativo e dedito a piccoli lavori agricoli. Il fenomeno di proletarizzazione, che aveva investito una buona parte del territorio cesenate, era stato avvertito con molto ritardo dalle istituzioni, che avevano lasciato in completo abbandono un'entitˆ così estesa di individui. La presenza dello Stato si faceva sentire solo con una forte repressione per il mantenimento dell'ordine pubblico in occasione di lotte dei minatori, che rivendicavano migliori condizioni del pesante lavoro o garanzie contro l'insicurezza dello stesso dalle continue crisi economiche, che li esasperavano ed avvilivano. Uno dei primi scioperi dei minatori, proclamato da 180 operai, il 17 ottobre 1870, alla miniera Boratella II, verteva sulla richiesta alla Direzione di un aumento di salario; la lotta però falliva miseramente con l'arrivo sul posto di uno squadrone di cavalleria e di diversi carabinieri reali "per tenere in calma l'intero territorio..". Ma gli anni a venire vedranno una serie di lotte ancora più pesanti con vere e proprie serrate delle miniere, che inevitabilmente lasciavano sul lastrico centinaia di famiglie.
Aver conquistato il diritto ad associarsi da parte di tanti cittadini era stato il primo momento cruciale nella formazione di una società più evoluta.




Giuseppe Mazzini
Frontespizio dello statuto della Società Repubblicana Amore e Lavoro di Formignano e S. Carlo.


Il cambiamento culturale che portava i membri di una stessa associazione a limitate differenze di prestigio fra di loro e quindi ad un certo egualitarismo "morale", la costituzione di vincoli di solidarietà, magari per difendersi dai soprusi di un certo gruppo antagonista al proprio, erano tutti fattori che concorrevano a spingere più in alto il grado di coesione di una comunità. Il problema religioso era stato risolto in modo drastico, in pratica tagliando il cordone ombelicale con la Chiesa, da chi, in particolare, dalla agricoltura era passato al lavoro in miniera e ciò era avvenuto subito dopo il passaggio dal potere pontificio, nelle Legazioni romagnole, a quello del governo piemontese.
L'unica parvenza di religione che poteva essere ascoltata dalle migliaia di minatori era quella che proveniva dagli scritti del "papa nuovo", cioé Mazzini, intrisi di una spiritualità intensa, con una fede in una legge morale superiore a quella degli uomini e con la coscienza di operare per il benessere della intera umanità.
Non erano i minatori a leggere direttamente il verbo del patriota genovese perchŽ la maggioranza di loro era analfabeta, ma su quelle terre bruciate dai miasmi dello zolfo in tanti avevano piano piano seminato, facendo leva, all'inizio, sui bisogni primari di questi lavoratori, ma coll'andare del tempo nasceva, magari contorta, la pianta forte che avrebbe dato come frutti le leghe rosse e bianche, le cooperative, il movimento sindacale ed i movimenti politici, che hanno inciso profondamente sul tessuto sociale della Romagna. E' significativa un'intervista fatta all'ottantasettenne Aldo Bertozzi di Formignano, operaio dell'azienda agricola Montecatini, da cui traspare l'ideologia che nutriva i minatori ancora all'inizio del '900.