Il cambiamento culturale che portava i membri di una stessa associazione
a limitate differenze di prestigio fra di loro e quindi ad un certo
egualitarismo "morale", la costituzione di vincoli di solidarietà,
magari per difendersi dai soprusi di un certo gruppo antagonista al
proprio, erano tutti fattori che concorrevano a spingere più
in alto il grado di coesione di una comunità. Il problema religioso
era stato risolto in modo drastico, in pratica tagliando il cordone
ombelicale con la Chiesa, da chi, in particolare, dalla agricoltura
era passato al lavoro in miniera e ciò era avvenuto subito dopo
il passaggio dal potere pontificio, nelle Legazioni romagnole, a quello
del governo piemontese.
L'unica parvenza di religione che poteva essere ascoltata dalle migliaia
di minatori era quella che proveniva dagli scritti del "papa nuovo",
cioé Mazzini, intrisi di una spiritualità intensa, con
una fede in una legge morale superiore a quella degli uomini e con la
coscienza di operare per il benessere della intera umanità.
Non erano i minatori a leggere direttamente il verbo del patriota genovese
perchŽ la maggioranza di loro era analfabeta, ma su quelle terre bruciate
dai miasmi dello zolfo in tanti avevano piano piano seminato, facendo
leva, all'inizio, sui bisogni primari di questi lavoratori, ma coll'andare
del tempo nasceva, magari contorta, la pianta forte che avrebbe dato
come frutti le leghe rosse e bianche, le cooperative, il movimento sindacale
ed i movimenti politici, che hanno inciso profondamente sul tessuto
sociale della Romagna. E' significativa un'intervista fatta all'ottantasettenne
Aldo Bertozzi di Formignano,
operaio dell'azienda agricola Montecatini, da cui traspare l'ideologia
che nutriva i minatori ancora all'inizio del '900.