
Manifesto
di protesta dei minatori della miniera di Boratella I, del 23 ottobre
1880, contro la Direzione della miniera che intendeva modificare l'organizzazione
del lavoro.
Manifesto
di solidarietà dei minatori della Boratella II e III del 23 ottobre
1880
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Il tasso di morbilità e mortalità era elevato, i fumi
che si sprigionavano, giorno e notte dai calcheroni, dove avveniva la
fusione dello zolfo, formavano una cappa opprimente sulle borgate e
campagne circostanti, l'aria era resa soffocante ed ammorbata, le scarse
colture dei campi e degli orti venivano di solito "bruciate" da questo
clima, che Pasolini - Zanelli in "Gite in Romagna", paragonava all'inferno
dantesco.
La presenza di "casse di mutuo soccorso operaio" serviva ad alleviare
in parte le necessità piùù impellenti delle famiglie
di minatori coinvolti in incidenti sul lavoro, purtroppo sempre numerosi.
Nella prima pubblicazione di Aristide Ravà sulle Associazioni
di mutuo soccorso, del 1873, non erano menzionate quelle esistenti presso
le miniere zolfuree del cesenate, che invece erano presenti e ben documentate
nelle relazioni ufficiali.
Nella successiva opera del Ravà, del 1888, sempre riguardanti
le Società di mutuo soccorso, si accennava a pag. 3 che "..nelle
miniere solfuree della Boratella esistevano due Casse di Mutuo Soccorso
fra gli operai, ma che, a seguito del fallimento della società
che eserciva le miniere, il patrimonio accumulato era tutto svanito."
Se le condizioni sanitarie dovevano essere alquanto precarie non meno
drammatiche erano quelle riguardanti l'ordine sociale. Un'analisi a
livello macrosociale, del periodo che si sta esaminando, ci porta ad
osservare come la vita della persone nelle campagne del circondario
cesenate e dedite all'agricoltura fosse incentrata in piccole comunità,
in villaggi dove vi era una conoscenza "totale di tutto e di tutti".
In tale tipo di società i vincoli erano molto stretti, gli individui
erano abbastanza integrati, difficilmente si presentavano problemi di
adattamento del singolo nei confronti degli altri, le tensioni o conflitti,
che comunque erano sempre esistiti, si riducevano al minimo. In genere
non vi erano meccanismi, salvo rare eccezioni, che portavano il giovane
a praticare un'attività diversa da quella del padre e ciò
avveniva per gradi e senza difficoltà. I livelli dei bisogni
erano logicamente molto bassi, si accettava la situazione così
com'era, quasi per "volere divino", ci si sposava tra persone con cui
si poteva continuare un ciclo di vita in modo uguale ed il meccanismo
di "integrazione automatica" era forte. La nuova realtà di migliaia
di individui sottratti ad un mondo, quello agricolo, che era rimasto
statico da tempo immemorabile, per un lavoro che aveva nuove regole,
scandite da turni nelle gallerie delle miniere, dove l'aerazione era
difficile, il pericolo di crolli ed incendi sempre presente e soprattutto
il rapporto con una serie di individui con ruoli, riferiti al nuovo
impiego in miniera, ben precisi e cogenti, rappresentava un cambiamento
sostanziale per chi sino allora era abituato a vivere all'aria aperta,
in grandi spazi a condurre la propria vita lavorativa ritmata dal lento
scorrere delle stagioni. La stessa istituzione della famiglia, che veniva
vista come entità naturale, biologica per la riproduzione della
specie e che costituiva un'unità produttiva perché tutti
i membri cooperavano alla creazione del misero reddito, dove l'educazione
avveniva per apprendimento diretto dai genitori perché non esistevano
ambiti esterni di socializzazione, subiva un radicale cambiamento.
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