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Dopo l'Unità d'Italia, con l'esplodere dell'industria chimica negli stati europei più avanzati, crebbe in modo impetuoso la richiesta di zolfo sul mercato nazionale ed internazionale. Il ricco bacino zolfifero, del comprensorio Cesenate, conobbe un rapido sviluppo, un autentico "boom" nella rincorsa frenetica da parte di tanti "pseudo" imprenditori a presentare richieste autorizzative al Prefetto di Forlì per coltivare nuove miniere.

         




Passaporto rilasciato dal Comune di Verucchio, nel 1874, ad un minatore della Boratella.

Ingenti capitali occorrevano per portare avanti un'impresa mineraria: all'inizio erano molti proprietari terrieri, che investivano le loro ricchezze in questa nuova avventura, poi sostituiti da società anonime alcune di provenienza straniera, in particolare inglesi e francesi. L'agricoltura, in quel periodo, conosceva una crisi profonda, definita da molti storici come la "gran depressione", anche a causa del ribasso generalizzato dei prezzi dei prodotti. Nelle campagne cesenati famiglie numerose di contadini vivevano stentatamente ed ai limiti della sussistenza. Era abbastanza facile, quindi, reperire mano d'opera da impiegare nei pesanti lavori minerari: il gran serbatoio agricolo travasava in ogni momento migliaia di lavoranti, anche per periodi stagionali, nella nascente industria dello zolfo.
Lo stesso bestiame da lavoro in agricoltura, come il bue, l'asino ed il mulo, era utilizzato per il trasporto dell'ingente massa di materiali, necessaria al funzionamento di una miniera: nascevano nuove figure di lavoratori come i "birocciai", antenati dell'importante categoria cesenate degli autotrasportatori, oggi leader in campo europeo. Si creava una "mobilità", una migrazione, anche dalle regioni limitrofe, verso le localitˆ dove le zolfare stavano crescendo, che se poteva rappresentare un'attenuazione di certe tensioni nel mondo agricolo, con l'assorbire mano d'opera in esubero, di contro si accentuavano nuovi contrasti sociali per l'affollamento in piccole borgate di tanti lavoratori e delle loro famiglie. Si pensi che nella frazione della Boratella, in comune di Mercato Saraceno, nel volgere di pochi anni la popolazione era passata da poche decine di abitanti ad oltre 2000 unità. La situazione dal lato abitativo era spaventosa, in minuscole baracche vivevano intere famiglie, a contatto con animali domestici, sebbene utili per integrare il magro salario del minatore, ma che portavano le già deprimenti condizioni igieniche ad un livello infimo.