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ZOLFI E ZOLFATARI - UN'ATTIVITA' MINERARIA SCOMPARSA NEL CESENATE

è stata la prima pubblicazione realizzata dalla Società di Ricerca e Studio della Romagna Mineraria edita nel marzo 1986.

Gli autori sono stati:

Antonio Veggiani  -  Pier Paolo Magalotti - Sergio Loletti - Orio Severi 

 l'apparato fotografico curato da Eraldo Burioli

 

 

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Copertina del CD pubblicato dalla Società di Ricerca e studio della Romagna Mineraria


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Il 15 marzo 1877 con legge n° 3730 fu promossa dalla Camera dei deputati un'inchiesta agraria. L'incarico di indagare su tutto il territorio nazionale fu affidato ad una commissione presieduta dal conte Stefano Jacini.
Perché si senti la necessità di far partire una raccolta di informazioni dettagliate sullo stato dell'agricoltura?

Il quadro generale che si presentava in quegli anni per l'agricoltura (vi era occupato circa il 68% della popolazione attiva) era di arretratezza anacronistica, salvo qualche isola di sviluppo in Val Padana, grazie anche alle grandi opere di bonifica iniziate sin dal 1872, in particolare nel Ferrarese.

Nel Meridione il latifondo terriero manteneva in uno stato semifeudale i rapporti tra proprietari e contadini. Quasi per nulla era sviluppata la piccola proprietà terriera.
Al centro e al nord le grandi proprietà terriere si alternavano ai piccoli poderi. La presenza di colture miste assicurava condizioni un po' più decenti, ma sempre ai margini di un decoroso vivere sociale.

Leggi infelici e dannose, come quella "sul macinato", in particolare, introdotta il 21 maggio 1868 e che sarà in vigore dal l' gennaio 1869, si accanivano su quel ceto popolare già ridotto a una vita grama e miserevole. (Per inciso, dal gennaio 1869 si verificarono agitazioni e rivolte contadine in quasi tutta la penisola, con particolare recrudescenza in Emilia-Romagna. Venne calcolato che le vittime di questi moti furono 250, qualche migliaio i feriti).

( Stefano Jacini, politico ed economista (1826-1891). Studioso di economia agraria, collaboratore di Cavour, fu deputato della destra storica e poi senatore. Ministro dei lavori pubblici nei governi Cavour, La Marmora e Ricasoli. Dopo l'avvento della sinistra (1876) gli fu affidata dal Parlamento la direzione dell'Inchiesta Agraria (1877-1884), alla quale il suo nome resta legato.)

In questa situazione nasce l' "l'inchiesta agraria sulle condizioni della classe agricola"
Il lavoro per il Circondario di Cesena viene svolto da due ingegneri definiti "tecnici del territorio", elaborando ognuno una propria monografia: il marchese ing. Filippo Ghini e l'ing. Federico Masi.


...al ca ad ste' pajes  /  al sa ad sojfan /  raspè s'al j'ongi dl'om / tl'andron dla tera.  [D.Smeraldi]

Nel 1962,con la chiusura degli impianti di Formignano, si concludeva nel Cesenate la storia plurisecolare delle miniere di zolfo. Pier Paolo Magalotti - che ha vissuto la sua infanzia al concludersi di quella 'epopea' di minatori e ne reca nel cuore e nella mente le sofferenze e le memorie - ricostruisce nel libro la storia delle numerose miniere,dei pozzi e delle gallerie aperte nel ventre della terra su nude colline, che per secoli fumigarono ' per il  fiato dei calcheroni', impregnando di zolfo l'intero orizzonte. Soprattutto dà conto - interrogando i documenti d'archivio e la memoria degli ultimi testimoni tra quanti 'scavarono con le unghie nel ventre della terra' - della fatica e della sofferenza, delle violenze e delle lotte, delle speranze e della solidarietà che, nel corso delle generazioni, furono la vita di migliaia di uomini.                                                                                                 Con il suffragio di un vasto apparato fotografico e documentario, spesso inedito, e con la ricostruzione di due vite esemplari - quella di un 'padrone' (Francesco Kossuth, direttore della Cesena Sulphur Company) e quella di un operaio (Rinaldo Brunetti, detto Schinon) - il libro offre l'intero quadro di un'attività scomparsa e ce ne rende l'intenso arazzo umano e sociale. 

[Roberto Casalini]

 

 

 

 

 

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A far tempo dall'ottobre 1952 iniziò il trasferimento di lavoratori della miniera a zolfo di Cabernardi di Sassoferrato (Ancona) al costituendo stabilimento petrolchimico di Ferrara. Ad attuare il processo di mobilità fu la medesima azienda, che deteneva pure la proprietà della miniera marchigiana. Nel successivo mese di novembre due lavoratori si affiancarono ai primi sei che già avevano raggiunto la città estense; ad essi seguì, negli anni successivi, un vero e proprio movimento migratorio, che coinvolse circa duecentocinquanta nuclei familiari. Il riferimento logistico-perativo originario era costituito dall'ambiente di miniera di Cabernardi e di Percozzone, ma le maestranze ivi occupate provenivano da vari comuni di due province marchigiane e specificamente da Sassoferrato, Pergola, Serra Sant'Abbondio, Arcevia, San Lorenzo in Campo, Castelleone di Suasa e Genga. Data la vastità dell' area coinvolta, tra gli stessi lavoratori costretti da un comune, amaro destino, spesso non esistevano rapporti antecedenti il loro approdo a Ferrara. Nel maggio 1954, nel territorio di Pontelagoscuro di Ferrara, vennero consegnati alle famiglie marchigiane gli alloggi appositamente edificati. Una comunità disaggregata iniziò così un lento, ma progressivo percorso di autoriconoscimento, forzatamente attivato da quello che verrà definito il "villaggio dei marchigiani". Il processo di integrazione con la comunità ferrarese assume(quasi paradossalmente) valenza secondaria e viene realizzato per fasi successive in oltre quarant'anni di convivenza .                                          Nella realtà del "villaggio" persistono - e non poteva essere altrimenti - da un lato caratterizzazioni culturali impoverite dallo sradicamento forzato e dall' altro desideri d'affermazione e sensi d'orgoglio per la capacità di raggiungere traguardi culturali, economici e sociali in una nuova terra. Obiettivo della presente indagine (oggetto di comunicazione all'VIII Congresso internazionale di storia orale, tenutosi a Siena nel 1993) è stato la ricostruzione storico-sociale dell'evento migratorio; a tale risultanza si è pervenuti partendo dalla situazione lavorativa di miniera, passando per le fasi esistenziali dell'insediamento di Ferrara ed addivenendo, quindi, all'analisi della "comunità mista" (e pertanto multiculturale), venutasi a creare nell'area di Pontelagoscuro, in correlazione, tra l'altro, alla presenza di forza lavoro proveniente da altri territori italiani ed anch'essa trasferita nello stabilimento Montecatini (dopo la marchigiana,  l'entità numericamente più consistente risulta quella proveniente dalla Romagna).                 Pur dotandosi di ampi e collaudati strumenti della tradizione storica (fonti archivistiche, spoglio di periodici e di quotidianiecc.) , la ricerca si è essenzialmente svolta sul piano della fonte orale operando metodologicamente attraverso la raccolta magnetofonica di testimonianze (più volte oggetto di confronto e di analisi), la loro trascrizione e la conseguente, successiva "disaggregazione" per tematiche, al fine di contribuire alla costruzione di un impianto narrativo più razionale e, al tempo stesso, e, maggiormente fruibile dal lettore. All'oral history ed all' inchiesta demologica si fa per altro affidamento anche nell'esame di varie tematiche specifiche, a nostro avviso di rilevante valenza culturale quali lo studio delle problematiche del mondo femminile e l'esemplificazione di aspetti non vacuamente folcloristici quali i canti, le tradizioni culinarie popolari, i rituali di questua calendariale. Di pari importanza si rivelano, inoltre, i contributi di ordine demografico e storico, che contribuiscono a contestualizzare da prospettive diverse, ma con pari rigore scientifico, la comunità marchigiana all' interno della variegata realtà ferrarese.A questa comunità ed a Renato Sitti, indimenticabile "intellettuale rovesciato", è dedicata la presente realizzazione.

Gian Paolo Borghi - Responsabile dei Servizi di Documentazione Storica del Comune di Ferrara

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AVVERTENZA

Gli itinerari descritti in queste pagine sono stati più volte testati dagli autori; successivamente alla stesura di un "radar" che riportava le distanze correlate alle variazioni di pendenza, alle quote e ai cambi di direzione più significativi, sono state fatte verifiche sul percorso e riscontri sulle carte; ciò nonostante è possibile non trovare una esatta corrispondenza fra quanto sopra e quanto da Voi sperimentato personalmente. Questo può dipendere da molti fattori, quali la taratura del contachilometri (il nostro era tarato per uno sviluppo della circonferenza ruota di cm. 204), il gonfiaggio degli pneumatici, la loro misura, la precisione del contachilometri (un errore del 2% su una distanza di 30-35 chilometri comporta uno scarto di 600-700 metri, in pi ù o in meno), etc. Anche se non frequentemente, può capitare di dover attraversare proprietà private (campi, pascoli); se possibile, chiedete ai proprietari il permesso e comunque assicuratevi sempre di poter procedere senza arrecare danni a cose e/o animali, richiudendo accuratamente eventuali "cancelli" di pascoli anche se non vi sono animali in vista. Cani piccoli e grandi: in genere i piccoli si dimostrano più aggressivi e chiassosi, almeno fino a che sono a distanza; quasi sempre indietreggiano, ma se avanzano arrivano pericolosamente a filo di ruota o di calcagno. Quelli grossi spesso non abbaiano, però, messi in allarme dai latrati dei piccoli, possono comparirvi innanzi all'improvviso ringhiando minacciosi; cosa fare? Difficile dare consigli; potete avanzare ... retrocedere ... aspettare che compaia il pastore o il proprietario (soluzione ottimale ma non sempre attuabile) ... consiglio salomonico ( o pilatesco): regolarsi secondo il modo di dire veneto: "conforme". I percorsi non presentano particolari difficoltà tecniche, ma alcuni tratti vanno affrontati con prudenza; se proprio non ve la sentite, potete sempre procedere a piedi (non dovete dimostrare niente a nessuno, solo divertirvi!). Sarebbe bene essere sempre in compagnia: oltre che scambiarsi impressioni ed incoraggiarsi a vicenda (alcune salite, anche solo a vederle, potrebbero ridurre l' entusiasmo per la gita), all'occorrenza ci si può dare una mano (o una camera d'aria). L'asfalto va pian piano ricoprendo le strade bianche, piccole e grandi; così è stato per via Monte Cavallo e per la parte di via Pianazze che dal civico 777 scende al bivio con via Selva Rotonda e prosegue verso il bivio con via S. Alberto; così anche per via Raggi della Torre, di recente riasfaltata in parte. Non è difficile ipotizzare che altre strade bianche presto seguiranno la stessa sorte o, quantomeno, verranno ricoperte da "stabilizzato" (speriamo non da asfalto triturato prelevato da strade ed autostrade). Non limitatevi quindi a seguire l'indicazione "svoltare a sx su strada bianca", ma fate attenzione anche ai cartelli indicanti il nome delle vie. Rispetto per la natura e massima cortesia con chi procede a piedi: la bellezza dei luoghi invita alle passeggiate e gli incontri non saranno infrequenti. Buona pedalata! ... e non dimenticate di indossare il casco.

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Un mondo cancellato.

Così come il metodo Frash ha cancellato la tradizionale miniera applicando all'estrazione dello zolfo alcune tecniche proprie dell'industria petrolifera, ugualmente la rapida fine della breve vicenda delle miniere zolfifere di Cabernardi ha finito per cancellare un "mondo nuovo" nato attorno alle grandi miniere di zolfo. Malgrado gli ammortizzatori sociali che hanno rallentato e reso meno traumatica la chiusura delle miniere romagnole il declino non è solo leggibile guardando gli impianti dismessi ma anche considerando l'inesorabile spopolamento dei paesi zolfiferi. Essi un tempo videro non solo il fervore di attività minerarie ma anche una vivace attività sociale sconosciuta nei limitrofi paesi rurali. Pochi segni della passata attività sono reperibili nel Cesenate lungo la valle del Savio, la mitica "via dello zolfo". Perticara raccoglie le poche memorie rimaste di un recente passato in un piccolo museo della miniera, ma basta percorrere il paese per ritrovare nella stratificazione dell'edilizia popolare in abbandono il vero museo che testimonia di una determinante presenza di minatori con le loro famiglie. A Cabernardi oggi si percorre una desolata strada in salita fiancheggiata da case tutte uguali, abitate un tempo dai minatori, e da molti anni in abbandono, incontrando alla sommità del paese imponenti edifici aziendali. La presenza della Montecatini testimonia di una urbanistica gerarchizzata tanto cara alle ideologie paternalistiche del capitalismo italiano, per cui la rigida stratificazione sociale presentava anche nel microcosmo del villaggio operaio una corrispondente stratificazione urbanistica. Il lavoro in miniera, l'appartenenza ad un grande gruppo industriale avevano però creato una nuova socialità, una nuova qualità della vita, una dimensione culturale nuova,- testimoniate dall'abbondanza del materiale fotografico sul tempo libero negli anni Venti, Trenta e Quaranta-, che nulla avevano da spartire con il mondo contadino e mezzadrile da cui la maggior parte dei minatori proveniva e in cui non voleva più ritornare. Probabilmente per scongiurare la minaccia di un inaccettabile regressione ad una condizione rurale ormai definitivamente lasciata alle spalle a Cabernardi si sono manifestate le lotte più aspre contro la chiusura della miniera e il ricordo più forte è quello della battaglia che ha coinvolto l'insieme della comunità dalle parrocchie alle organizzazioni politiche e sindacali della sinistra. Forse anche per questo vi è stata una così consistente diaspora di minatori verso altre occasioni offerte dalla Montecatini, da Pontelagoscuro a Massa Marittima, a sancire un distacco definitivo con il mondo rurale: questo è il significato più profondo della lotta dei "sepolti vivi" che portò la miniera di Cabernardi agli onori della cronaca nazionale.

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Nel 1759 lo scrittore e poeta cesenate Vincenzo Masini pubblicava il poema il Zolfo, in tre libri, dedicato al cardinale Gianfranco Stoppani, legato della provincia di Ravenna. L'autore descrive le tecniche di estrazione del minerale e l'ubicazione degli strati solfiferi nelle varie località del Cesenate. 

Il volume è corredato da quattro tavole illustrative : 

  1. estrazione del minerale di zolfo

  2. metodo di fusione dello zolfo in olle o pignatte

  3. raffinazione dello zolfo 

  4. attrezzi da lavoro nelle miniere del Cesenate

e da una carta topografica delle solfare lungo il fiume SAVIO

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 LETTERATURA PARTICOLARE:

AA.VV., Zolfi e Zolfatari un'attività mineraria scomparsa del Cesenate,
Cesena, Wafra, 1986.

Amministrazione Provinciale di Forlì, Monografia statistica, economica, amministrativa della Provincia di Forlì, Forlì, 1867.

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Le tappe del pensiero sociologico, Milano, Mondadori, V ediz., 1978.

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