
Anno 1931
Quinto Alvaro Zignani, il primo a sinistra nella seconda fila dal basso,
con la moglie Maria e la figlioletta Giannina
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Zignani
Quinto Alvaro, minatore, ci fornisce la toccante testimonianza orale
di un incidente avvenuto nella miniera del Paladino nel novembre 1927,
dove trovava la morte suo padre Ugo, sorvegliante.
"Mio padre, nato nel 1885, ha lavorato nella miniera di Formignano per
venti anni e sino al 1922, quando questa venne momentaneamente chiusa,
dovette emigrare in Belgio, per sostenere la numerosa famiglia, impiegandosi
in una miniera di carbone, a Chatelet, ove rimase per 17 mesi. Ritornò
in Italia nel 1924 iniziando a lavorare a Valdinoce nella miniera "La
Rossa" e poi in quella del "Paladino" come "caporale" (sorvegliante);
anch'io nel novembre del 1924, a 15 anni, fui assunto come careggiatore
alla "La Rossa". Quando fui avvisato dell'incidente, occorso a mio padre,
mi precipitai dal cantiere "La Rossa", distante circa 2 km., al "Paladino"
e lo trovai agonizzante, bruciato in varie parti del corpo; ricordo che
la pelle delle braccia colava per terra. Morì dopo 11 giorni d'agonia,
i due operai che erano con lui, addetti ad ispezionare un condotto per
l'aerazione della galleria, si salvarono in quanto fu mio padre ad avventurarsi
con un lume a petrolio nel cunicolo rimanendo avvolto dalle fiamme del
gas-grisou. La società "Zolfi" liquidò con un esborso ai
figli minorenni in ragione dell'età: piť bassa era maggiore risultava
l'importo accordato, infatti mia sorella Nerina, la piť piccola, ebbe
c.a. 16.000 lire, io che avevo compiuto da poco i 18 anni persi ogni diritto."
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