| Personaggi
- testimonianze Leonardo Sciascia, |
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Dr. Stefano Cavazzuti medico della miniera |
l'epoca
d'oro delle zolfare é certo quella dell'Ottocento, quando gente
nuova cominciò a tarlare le terre aride dell'altopiano, borgesi
che sotto la terra stenta che coltivavano sentirono gialle vene di ricchezza
improvvisamente splendere, di uno si racconta che nell'ozio di un meriggio
vide lo zolfo affiorare da un formicaio, diventò ricco; e se qualcuno
sbagliava, bucava a vuoto e si impegnava fino ai capelli, non pochi erano
quelli che fondavano grandi fortune, e la catena d'oro che segnava due
curve sul gilé di fustagno diventava l'emblema della ricchezza
nuova. Per le zolfare che ovunque fiorivano, l'aria di Regalpetra prendeva
un che di acre, bruniva l'argento che veniva ad ornare le case dei nuovi
ricchi, persino negli abiti l'acre odore dello zolfo bruciato stingeva.
Le colline che a nord chiudono il paese, l,altopiano che ad ovest comincia
come una mezzaluna, assumevano un fossile tono rossastro, n-e-i-campi
vicino alle zolfare le spighe non granivano per il fiato dei calcheroni.
L 'ingegnere Francese Gill, inventore di un nuovo tipo di forno per la
combustione dello zolfo, batteva la zona; oggi gli zolfatari dicono -
forno gill - non sanno che questo nome era per i loro nonni un uomo simpatico,
con una bella barba, alla mano; ho conosciuto un vecchio che se ne ricordava,
ricordava l'ingegnere Gill che si preparava il brodo con gli estratti,
lo zolfataro ricordava questa magica operazione, con un cucchiaino di
mastice - diceva - otteneva il brodo. Non capitava spesso agli zolfatari
di conoscere uomini di comando cos alla mano. " Prvati, prvati a scendere
per i dirupi di quelle scale, " - scrive un regalpetrese - "visita quegli
immensi vuoti, quei dedalei andirivieni, fangosi, esuberanti di pestifere
esalazioni, illuminati tetramente dalle fuligginose fiamme delle candele
ad olio: caldo afoso, opprimente, bestemmie, un rimbombare di colpi di
piccone, riprodotto dagli echi, dappertutto uomini nudi, stillanti sudore,
uomini che respirano affannosamente, giovani stanchi, che si trascinano
a stento per le lubriche scale, giovinetti, quasi fanciulli, a cui pi
si converrebbero e giocattoli, e baci, e tenere materne carezze, che prestano
l'esile organismo all'ingrato lavoro per accrescere poi il numero dei
miseri deformi ". Quando dalla notte della zolfara i picconieri e i carusi
ascendevano all'incredibile giorno della domenica, le case nel sole o
la pioggia che batteva sui tetti, non potevano che rifiutarlo, cercare
nel vino un diverso modo di sprofondare nella notte, senza pensiero, senza
sentimento del mondo. A far cessare il lavoro dei ragazzi nelle zolfare
venne, ma pochi anni addietro, e meglio delle leggi, l'energia elettrica;
ma il momento buono era gi passato, delle tante zolfare a Regalpetra
ne restava una sola in attivit, quella di Gbili dove ancora lavorano
un centinaio di picconieri. |
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