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Personaggi - testimonianze
Rinaldo Brunetti detto Schinon,





Domenico Smeraldi ha raccolto le memorie orali di Domenico Gianni detto Garibaldi,
di Primo Brighi detto Pirin di Foundun
e di Giuliano Cacciaguerra su Schinon,
narrandone la vicenda in versi.
E' nata così la poesia "Schinon"




Schiṇn

De' 1861 a Mongiutòn
da la Minghina, ch'la j'à vu fameja
l'era nasù acsé un bel bibòn!
E dé par dé u carsiva a maraveja.

U vins che u n'eva incora finì i zdot én
e l'eva zà na schina cm'é un tulir:
"Schinòn - uj dis d'j'amigh - vén via, vén
vén zò, in tla mignera it to' luntir!"
La voj a d'lavuré la j'era granda,
u cal' zò, dicis, tla Buratela.

Te' pozz di franzis u zerca chi é ch'cmanda,
e u cumbiné la prema marachela.
U dmanda ma l'inzgnir d'lavuré "sota"
parché a sora u'n s'gvadagneva sà,
e sa st'invzgnir u ven sobit in rota
parché uj l'armanda, gendi: "si vedrà".

Mo un dé Schinòn, dicis, u'l va spité
in tla boca de' pozz, ch'u vniva sò
in te' ziston, e cm'u paress a lé
par l'utma volta uj dmanda d'andé zò...
U'l vest ch'l'era dicìs. S'un po' ad caghéta:
"Schinòn - l'arspond l'inzgnir - non hai l'età.
Schinòn u s'tiré fora una dupieta
sparéndi uj dis: " Par me t'é campé sà".

E cvést u fot e' prem ch'u fasett fora,
mo u'n fasett d'j'et - Schinòn - par l'es ciapé
di murt. Chi l'à cnussù i l'arcorda incora
pr'i su trentanov en che l'à scunté.
'U la cunteva lu: propi Schinòn:
"Durmì te' tavulaz, sol acva e pen"
cvant u turnét in te' su Mongiutòn
a cund é al scherpi m'i su paisen.

Schinon

Nel 1861 a Monteiottone/dalla Domenica, ch'ebbe a partorire/ nacque un sì bel bambino!/ Che giorno per giorno cresceva a meraviglia.

Avvenne che non aveva compiuto 18 anni/ che aveva già una schiena come un tagliere:/ Schinon, gli dicono alcuni amici, vieni, vieni giù / alla miniera ti prendono volentieri!/

La voglia di lavorare ce l'aveva/,scese già alla Boratella./
Al pozzo dei francesi cerca chi comanda/,e vi combinò la prima marachella./ Chiede all'ingegnere di lavorare in galleria/ perché sopra non si guadagna abbastanza,/e con costui venne subito in "rotta"/ perchè gliela rimanda, dicendogli: "Si vedrà"./

Ma un giorno Schinon, deciso, aspettò l'ingegnere/ all'uscita del pozzo e come si presentò/ mentre saliva ancora dentro il gabbione,/ per l'ultima volta gli domanda di andare giù.../Visto che era assai deciso, l'ingegnere ebbe paura: /"Schinon, gli rispose, non hai l'età". / Schinon tirò fuori una doppietta/e sparandogli gli disse: "Per me hai campato abbastanza/

E questo fu il primo che uccise,/ma ne fece altri, Schinon, prima di essere preso,/ dei morti.
Chi l'ha conosciuto lo ricorda ancora/
per i trentanove anni che scontò./
Lo raccontava lui, proprio Schinon:/
"Dormire sopra un tavolaccio, solo acqua e pane"/ quando ritornò al suo Monteiottone /ad aggiustare le scarpe ai suoi compaesani. /

Le notizie che di seguito vengono riportate provengono da interviste fatte a persone che hanno conosciuto direttamente "Schinon" negli ultimi anni della sua vita.

Berardi Orlando Egisto
,
figlio della cugina di Brunetti, Prati Fiorina o Gilda nata il 5. 7. 1877, fratello di Berardi Rosa, nata nel 1906, che ha accudito, dal 1931, "Schinon" a Monteiottone, racconta : ". .
ho conosciuto Schinon da bambino quando lo stesso veniva a trovare mia madre, dopo che era uscito di prigione. Avevo sei osette anni quando vidi Schinon : mio padre mi chiese di dargli un ferro che era vicino al fuoco del camino, io glielo diedi dalla parte più calda e poi scappai via. Schinon ridendo disse: - Guarda come è furbo il bambino! - Il fratello di Rinaldo detto Pioti, che morì in un incidente sul lavoro, aveva sposato una sorella di mio padre. Quando successe il terribile fatto, Rinaldo era già uscito dalla prigione. Si stava costruendo la strada da Case Castagnoli di Taibo a Mercato Saraceno quando venne fatta brillare una mina ed un macigno travolse il povero Pioti. La compagnia di Assicurazione non voleva liquidare nessun danno ai parenti in quanto, secondo i periti assicurativi, non essendoci eredi diretti, la moglie del defunto era già morta e non avendo figli, nulla era dovuto. Schinon non intese ragioni, si fece l'avvocato ed ottenne un compenso molto alto di c. a. 30. 000 lire. In prigione aveva imparato a leggere e scrivere, si diceva che in cella era con due ingegneri. Schinon raccontava a mia madre Fiorina che quando era in cella gli veniva in mente quanto gli diceva, da piccolo, sua madre, Domenica, "fai il buono perchè altrimenti vai a finire male". E' stato per molti anni in una cella di tre metri. Appena uscito di prigione Schinon abitava a Monte Castello nella casa vicino al fiume, appena usciti da Mercato Saraceno. Un giorno con mia madre andai a trovare lui e la sorella Filomena, che stava poco bene e che poi morì. Quest'ultima faceva abusivamente la levatrice ed ha avuto delle noie con la giustizia per la morte di una partoriente. Schinon faceva il calzolaio, prestava soldi a chi ne aveva bisogno ed era molto rispettato. Voleva venire ad abitare presso di noi, dopo la morte della sorella, perchè andava molto d'accordo con mia madre, ma vivevamo in un brutto posto (Re di Taibo): per arrivare alla nostra casa si doveva percorrere 800 mt. di mulattiera, d'inverno era quasi impossibile, per il fango, raggiungerla. Schinon era abituato ad andare a Mercato Saraceno quasi tutti i giorni e non ci pensò due volte a rinunciare a sistemarsi da noi. Con i suoi risparmi fece costruire, alle Ville di Monteiottone, due camere ed il bagno in adiacenza alla casa di Riceputi Ugo, marito di mia sorella Rosa. A Monteiottone era amico di Bartolini, che gestiva la bottega degli alimentari e l'osteria".

Il racconto di Bartolini Elia, figlia dell'amico di"Schinon", si inserisce a questo punto a completamento del precedente intervento. "I miei genitori avevano un negozio di generi alimentari con annessa l'osteria, denominata 'cambaraccia'. Mio padre macellava anche molto bestiame, la cui carne veniva acquistata dai tanti minatori che lavoravano alla Boratella. Brunetti Rinaldo abitava a 100 mt. da casa mia. Non era sposato ed abitava con una parente che lo accudiva. Portava sempre un cappello, gli occhiali da vista ed un bastone. Faceva la sua passeggiata mattutina e quando si stancava si sedeva su un muretto, ed aspettava che qualcuno passasse per farsi dare un mano per rialzarsi; conduceva una vita molto regolata. Mi ricordo che mio padre era abbonato ad un giornale; il prevosto di Monteiottone, don Giorgi, lasciava spesso il suo, l'Avvenire d'Italia, per consultarlo. Anche la Voce Repubblicana veniva sfogliata tutti i giorni, in quanto la postina prima di andare alle Ville, dove c'era il circolo dei repubblicani, aspettava una ventina di minuti per permettere sia a lui che a Schinon di leggere alcune notizie. Che fosse una persona un po' violenta lo dimostrava anche in tarda età. Una volta, e c'era gente nella nostra osteria che stava giocando a carte, arrivò Schinon che chiese a mio padre di leggergli un articolo di giornale, ma il rumore era tanto assordante che chiese per due volte di fare silenzio. Visto che non otteneva alcun risultato si alzò in piedi e con tutta l'autorità di cui disponeva: - Vi dico di fare silenzio, maleducati! - Tutti si zittirono. Se lasciato stare era però molto rispettoso ed educato. Faceva il calzolaio ed era anche molto bravo. Mio padre mi raccontò a tal proposito questo episodio: ... Una ragazza, a cui aveva risuolato le scarpe e che non aveva pagato, ogni volta che la incontrava le ricordava che doveva saldare il suo debito. Dopo tre volte che ripeteva tale frase, Schinon le ordin˜ di togliersi le scarpe, che gettò nel fiume, e disse: Tu ci hai rimesso le scarpe ed io la risuolatura".

Riceputi Egidio, figlio di Ugo e di Berardi Rosa, i cugini Agostino e Dina riportano episodi che hanno sentito raccontare. "Dopo l'omicidio del Direttore della miniera, Schinon fuggì ed un certo 'Bruno ad Canzagna' di Falcino, suo amico, ad alcuni carabinieri in perlustrazione per catturarlo disse: - Se volete vedere vostra madre è meglio che vi togliate dai piedi - A Monteiottone raccontava le sue vicende, veniva anche il prevosto a parlare con lui, era un uomo di rispetto e la sua frase tipica era "Dio vede e Dio provvede". Durante il periodo fascista ebbe qualche contrasto con elementi del partito, alcuni lo beffeggiavano in quanto repubblicano. Un giorno un fascistello in bicicletta lo invitò a diventare fascista, "Schinon" lo prese assieme alla bicletta e lo voleva buttare nel fosso. Il federale di Mercato Saraceno, Lelio Casacci, fece una riunione ai suoi imponendo di lasciarlo stare. Aveva prestato soldi al farmacista di Mercato Saraceno, tale Lanzoni e ad un certo Calbucci, titolare di una grossa cantina di vino. Venuto a sapere che gli affari di quest'ultimo non andavano bene, anzi stava per fallire, lo andò a trovare e disse: - Guarda che ho fatto 39 anni di galera e sono disposto a farne altri se non avrò i miei soldi! - Il Calbucci rispose: - Anche se fossi fallito i tuoi soldi erano sempre disponibili! -. Amava gli animali, in particolare i gatti, che in prigione gli hanno fatto molta compagnia. Aveva una gatta, cui era molto affezionato. Alvaro, un ragazzo di qui, tirò un sasso alla gatta che poi morì. Schinon ne fu molto addolorato e disse che questo Alvaro non doveva passare per un anno davanti a casa sua. Era stato in prigione anche in Sicilia. Aveva sempre la papalina in testa, forse soffriva di mal di testa. Faceva una certa impressione a noi ragazzi, in quanto era imponente, parlava in italiano e fumava le sigarette popolari. Non voleva sentire bestemmiare. In chiesa non andava mai. Il prevosto spesso conversava con "Schinon"; anche il Vescovo di Sarsina venne a trovarlo per cercare di convertirlo. Era un mazziniano fervente. Raccontava che in prigione era stato in una cella molto umida per tre anni e dove sgocciolava acqua di continuo. Aveva tenuto una specie di diario, sapeva disegnare ed in un foglio aveva rappresentato l'incontro a Teano fra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, in un altro era disegnata una donna nuda con le gambe accavallate nell'atto di mettersi una calza.
- Mia madre - é Egidio che parla - quando si accorse che stava male (aveva dei dolori lancinanti alla prostata, il male dla preda), voleva chiamare don Giorgi ma lui glielo impedì dicendo la sua solita frase "Dio vede e Dio provvede" -. La morte avverrà il 4 novembre 1939. Al suo funerale, in forma civile, and˜ anche il prevosto; la maestra delle scuole elementari, sig. ra Ricci, mandò anche i bambini.
"