
Brunetti Rinaldo detto Schinon

Documento
redatto dai Carabinieri di Bardonecchia
il 20 gennaio 1881 dopo l'estradizione
dalla Francia del latitante Rinaldo Brunetti.

Disegno della miniera Boratella II a cura dell'ing. Claudio Boitias, del
13 agosto 1879, con dettagli dei fabbricati e della possibile traiettoria
dei colpi sparati da Rinaldo Brunetti contro il sorvegliante Pasino Guizzetti.
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La lapide di Schinon.
In
anni recenti, quando furono eseguiti importanti lavori nel cimitero di
Monteiottone, la lapide posta sulla tomba di Brunetti Rinaldo venne tolta
come tante altre e si pensò che fosse stata distrutta. In modo
fortunoso assieme all'amico e poeta Smeraldi Domenico l'abbiamo ritrovata
ancora in buono stato, nonostante che per tanti anni fosse stata usata
come scalino d'accesso in un orto di campagna, il ciondolo con la fotografia
é andato perso, ma é stata recuperata di recente l'unica
foto di Rinaldo Brunetti.
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I l clima
di violenza che spirava attorno all'ambiente delle zolfatare portava spesso
il singolo individuo a cercare la soluzione dei propri problemi conflittuali
arrivando anche all'eliminazione fisica dell'avversario. In presenza di
risorse troppo scarse, di una vita difficile, di pericoli sempre incombenti,
di uno Stato che aveva perso ogni autorità nei confronti dei suoi
membri, come poteva essere l'ambito della Boratella, e sentito distante
ed ostile, il minatore o il suo clan per conseguire i propri scopi o per
difendersi imponeva quella "prepotenza", che diventava un segno di distinzione,
conosciuto in tutta la Romagna. L'Archivio del Tribunale di Forlì
é affollato di decine e decine di fascicoli riguardanti omicidi,
ferimenti, risse, furti, grassazioni dove alla voce "professione dell'imputato"
compare "zolfataro o zolfataio". L'omicidio di un sorvegliante commesso
nel 1879 da parte di un giovane di 18 anni, Brunetti Rinaldo, che dopo
aver scontato 39 anni di carcere morirà nel 1939 nella sua Monteiottone,
é un episodio emblematico così come lo stesso personaggio
la cui vita s'é potuta ricostruire attingendo a testimonianze orali
raccolte da chi l'ha conosciuto negli ultimi anni della sua vita, peraltro
trascorsi con onestà, rispetto degli altri e nell'osservanza dei
dettati mazziniani. Brunetti Rinaldo nasceva alle Ville di Monteiottone
di Mercato Saraceno il 23 febbraio 1861, da Settimio e Prati Domenica.
In quell'anno sorgeva pure lo Stato italiano unitario, e proprio in febbraio
si riuniva il primo Parlamento che proclamava il Regno d'Italia e nuovo
re Vittorio Emanuele II. Il padre Settimio era minatore nelle vicine miniere
della Boratella, suo figlio ben presto, come molti coetanei, vi trovava
impiego come carreggiatore in una delle tante "compagnie" che, a cottimo,
estraevano il minerale. A partire dall'età di 14 anni, la sua vita
é segnata da una serie ininterrotta di episodi di violenza. Il
13 giugno 1875 veniva imputato di ferimento per aver sparato con la propria
pistola e ferito Fabbri Giovanni, contadino di Monteiottone. E la sentenza,
emessa nel dicembre dello stesso anno, condannava il Brunetti a due mesi
di carcere ed a una ammenda di 30 lire per il porto abusivo dell'arma.
Il 17 luglio 1877, Brunetti Rinaldo in una galleria della miniera di Boratella
III, dove lavorava come carreggiatore assieme a suo padre, "veniva in
lite con Lombardi Atitlio, "caporale"di un'altra cmpagnia perché
non gli aveva consegnato una tavola di legno richiesta, dava di piglio
ad un coltello colpendo il Lombardi al labbro inferiore, alla spalla ed
al gomito sinistro, cagionando ferite guaribili in 20 giorni.
Alla denuncia presentata dal Lombardi, i Carabinieri di Borello arrestavano,
in quel di Piavola il Brunetti Rinaldo, detto Schinon (il soprannome compare
la prima volta in questo verbale), che veniva tradotto nelle carceri del
mandamento di Mercato Saraceno il 18 luglio.
Il Tribunale correzionale di Forlì comminava una pena di mesi otto
di carcere, ridotta per amnistia a sei mesi in occasione della proclamazione,
il 9 gennaio 1878, di Umberto I nuovo re d'Italia, ed al rimborso delle
spese. La notte del 4 maggio 1878 veniva nuovamente arrestato in località
Castagnoli di Mercato Saraceno dai Carabinieri di quella stazione per
resistenza alla forza pubblica e perchŽ trovato in possesso di un coltello
a serramanico, che nella collutazione aveva leggermente ferito un carabiniere.
Il 7 maggio nell'interrogatorio reso al Pretore Scagnolari, il Brunetti
affermava: "..il coltello l'avevo nascosto nella manica della saccona
e nel perquisirmi il carabiniere, che si spinse sopra di me come una jena,
ebbe a tagliarsi leggermente. Perciò non dall'aver io opposta resistenza
ma dal suo mal garbo usato nell'afferarmi ha urtato contro il mio coltello."
Lo stesso giorno il Pretore lo rimetteva in libertà. Il 29 giugno
1878 il Pretore di Mercato Saraceno, a seguito di denuncia dei Carabinieri
del 17 maggio, ammoniva severamente il Brunetti "a meglio comportarsi
dandosi ad una vita proba e laboriosa, sotto la comminatoria, in caso
contrario , delle pene sancite per gli oziosi e i vagabondi."
Da questa ultima data e sino al 12 agosto 1879 "Schinon" non incappava
nelle maglie della giustizia, almeno in modo ufficiale; aveva cambiato
la miniera, dove era occupato, passando, nel giugno 1879, dalla Boratella
III alla Boratella II, sempre nei lavori sotterranei ma come cavatore;
operando in galleria a cottimo si aveva la possibilità di maggior
guadagno, infatti la paga giornaliera era di £.4,50 contro le 3 lire del
minatore. Alle ore tre pomeridiane del 12 agosto 1879, martedì,
si dava notizia del luttuoso fatto di sangue avvenuto in miniera alle
11.30 circa, e cioé l'omicidio di Pasino Guizzetti, capo sorvegliante
dei lavori nelle gallerie, di anni 39. Il corpo di Pasino Guizzetti giaceva
supino vicino all' ufficio d'amministrazione, il Pretore procedeva al
riconoscimento e dava l'ordine di portare il cadavere nella sala macchine,
procedendo al più presto all'autopsia. L' ing.Claudio Boitias,
direttore della miniera Boratella II, di proprietà della Società
dei Zolfi, francese di origine, redigerà il disegno d' insieme
della miniera e la probabile traiettoria dei colpi sparati.
L'autopsia del cadavere arriverà alla conclusione che : "..la causa
unica ed immediata della morte del Pasino Guizzetti é stata esclusivamente
la ferita del cranio che ledendo gravemente la massa cerebrale ha dato
luogo alla morte istantanea. Riteniamo che l'arma feritrice sia stata
lunga e da caccia e che possa essere stata esplosa in distanza di 10 a
15 metri." Gli inquirenti ascoltati alcuni testimoni nella serata del
12 agosto, sospetteranno come autore dell'omicio Brunetti Rinaldo ed emetteranno
ordine di cattura. Infatti il bettoliniere della Boratella II, Domenico
Masi, riferiva : "che alle ore otto e mezza della mattina del 12 agosto
si era presentato nel suo bettolino Brunetti Rinaldo, armato di una schioppa
e l'aveva pregato di tenerla in custodia.Alle ore undici circa il Brunetti
ritornava al bettolino e richiedeva la restituzione dell'arma. Dopo poco
si udiva il colpo che avrebbe ucciso il Guizzetti e Brunetti fu visto
allontanarsi coll'arma in pugno dirigendosi verso la miniera Boratella
I." Il rapporto dei Carabinieri stabiliva anche alle cause possibili che
avevano portato il Brunetti all'omicidio: "..Ci risultò che il
Brunetti nel 9 corrente mese veniva dal Guizzetti licenziato dal lavoro
sottoterra in qualità di cavatore per irregolarità e negligenza,
e nell'11 corrente veniva destinato alle opere la quale occupazione era
meno lucrosa della prima.
Il Brunetti sino alle 5 pomeridiane del giorno 9 non era più andato
al lavoro ed è assai verosimile che adiratosi per il suo primo
licenziamento abbia concepito verso il Guizzetti vendetta che mandò
stamani ad effetto." Le prime ricerche dell'imputato "Schinon" risultavano
infruttuose, i testimoni ascoltati dai Carabinieri erano concordi nell'aver
visto il Brunetti fuggire verso il Monte di Piavola con lo schioppo a
tracolla e "pallido in viso".
Nonostante le battute e le indagini svolte anche nella vicina repubblica
di San Marino l'imputato "Schinon" non veniva ritrovato. Dopo aver commesso
l'omicidio il Brunetti, aiutato dai compagni d'associazione, era fuggito
e dopo molteplici peripezie si era rifugiato in Francia. Nel giugno del
1880 il delegato di Pubblica Sicurezza alla Boratella, sig.Locatelli,
riceveva informazioni riservate in tal senso ed avvisava, con tutte le
cautele del caso, il Sottoprefetto di Cesena. Il 6 ottobre 1880 il Sottoprefetto
Montanari di Cesena scriveva al Prefetto di "sentirsi preoccupato perché
gli Internazionalisti di questo Circondario stanno tramando qualche attentato
alla vita dell'augusto Sovrano in occasione della sua prossima andata
a Firenze.Siccome il Delegato di P.S. di Boratella esprime il lontano
dubbio che l'unico che potrebbe prestarsi per conto della setta Internazionalista
a compiere l'orrendo misfatto di attentare alla Sacra persona del Re potrebbe
essere quel tale Brunetti Rinaldo detto Schinon, nel caso non fosse vera
la notizia del suo arresto in Francia di farmi avere quelle notizie raccolte..".
Il 16 ottobre 1880, alle ore 10, veniva fissata l'udienza processuale
alla presenza dei numerosi testimoni. Il 22 ottobre 1880 la Corte dichiarava
Brunetti Rinaldo "colpevole dell'assassinio di Guizzetti Pasinio e lo
condanna alla pena dei lavori forzati a vita, alla perdita dei diritti
civili e politici, al risarcimento dei danni verso gli eredi dell'ucciso
ed al pagamento delle spese giudiziali Il 20 gennaio 1881 i Carabinieri
di Bardonecchia ricevevano in consegna dalla Guardie Francesi il latitante
Brunetti Rinaldo, che risultava iscritto nella circolare dei catturandi
n.22 dell'anno 1879.
Il 14 febbraio 1881 nel carcere di Forlì veniva attuato un tentativo
di evasione da parte di cinque detenuti, fra i quali il maggior responsabile
era il Brunetti il quale aveva asportando la grata della finestra ed un
pezzo di pavimento. Il Giudice Istruttore, il 30 maggio 1881, "ritenuto
che il tentativo operato non sarebbe mai riuscito, dichiara non farsi
luogo a procedere." Il periodo di detenzione nelle varie carceri
italiane del Brunetti non é stato possibile ricostruirlo nonostante
ricerche tentate presso alcuni Archivi di Stato; si sa per certo che nel
1920, a 59 anni, usciva dalla prigione e ritornava prima a Montecastello
di Mercato Saraceno e poi alla natia Monteiottone, dove esercitava, per
un certo periodo, il mestiere di calzolaio, appreso in carcere e dove
pure aveva impato a leggere e scrivere.
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