
Miniera di valdinoce, anni 1920-1930:
teleferica trasporto del materiale
Miniera di valdinoce, anni 1920-1930:panoramica
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VALDINOCE
(in
Comune di Teodorano e poi Meldola)
La miniera
di Valdinoce era in attività già nel 1500, allorché
il fiorentino Paolo Antonio Valori si impegnava a sfruttarla assieme ad
altre miniere del cesenate, dietro pagamento di 4000 libbre di zolfo alla
Camera Apostolica.
La concessione nel 1862 era in mano ad Alessandro Flori, Marzoli Federico,
Saragoni Giuseppe e Turci Angelo, che nel 1867 avevano praticato esplorazioni
e sondaggi nel letto del Rio Paladino con una galleria lunga 1200 metri,
incontrando numerose tracce d'antichi lavori.
Nel 1872 la miniera passava in proprietà al marchese Alessandro
Albicini, ma l'estrazione dello zolfo era alquanto limitata e la coltivazione
s'alternava a periodi di completo abbandono.
Nel 1894 la produzione si intensificava e ciò sino al 1906, quando
un'invasione di acque faceva abbandonare nuovamente i lavori, che riprendevano
nel 1919 dalla societˆ "Zolfi", nuova proprietaria, nella località
denominata "La Rossa", scavandovi una particolare discenderia. Dal 1924
al 1928 sia nei cantieri di "Paladino" che nella "La Rossa" la produzione
raggiungeva le mille tonnellate di zolfo grezzo e con l'impiego di circa
180 operai.
La chiusura definitiva avveniva all'inizio del 1929, anche a seguito di
gravi incidenti in galleria dovuti allo scoppio di gas grisou. La testimonianza
orale del minatore Zignani Quinto Alvaro di un incidente, avvenuto nella
miniera del "Paladino" nel novembre 1927, dove trovava la morte suo padre
Ugo, sorvegliante, resta una pagina quanto mai drammatica nella storia
della miniera.
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