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Miniera di Boratella III: pozzo di Monte Giusto. |
A tal proposito il manifesto degli operai della Boratella
e pubblicato, il 28 settembre 1884, qui riprodotto é significativo
del continuo stato di tensione esistente fra i lavoratori ed i datori di
lavoro. L'otto maggio 1885 la Commissione amministrativa dello Stato Dellamore
provvedeva a licenziare 59 minatori e 14 carreggiatori, che rispondevano
esponendo le loro ragioni con il manifesto qui pubblicato. ÊAll'inizio del 1887 la crisi della Boratella III era al culmine, Girolamo Gusella, agitatore delle maestranze della Boratella per conto di Natale Dellamore, che lo aveva assunto come impiegato addetto alla ippoferrovia, lanciava l'idea di costituire una "Associazione cooperativa dei Zolfatari di Romagna" con l'appoggio di Alessandro Fortis, ministro dell'agricoltura. La gestione della miniera veniva assunta dal Gusella, che convinceva questi minatori "anarchici" a sacrificarsi per la loro miniera ed a farsi pagare con "boni", cioé lettere di credito rilasciate dall'Amministrazione e che potevano paragonarsi ad una specie di cambiale, purttoppo non sempre spendibile presso i vari bettolini. Si ricorreva a tale espediente in quanto era difficile trovare un banchiere disposto a far da cassa ad una simile associazione. Arrivavano, su interessamento del Gusella, sempre pronto a scrivere a tutti sulla "disperazione" della Boratella, piccoli aiuti alle povere famiglie dei minatori licenziati. Nel settembre 1887, a Borello, Gusella promuoveva la collocazione ed inaugurazione delle quattro lapidi inneggianti a Mazzini, Garibaldi, Campanella e Quadrio, erano presenti, in una festa di bandiere e di popolo, Valzania, l'avv. Pietro Turchi, il deputato forlivese Carlo Aventi. Anche il volenteroso Gusella, purtroppo, non riusciva a rimediare alla crisi ormai irreversibile in cui si trovavono le miniere romagnole, e amareggiato anche dal comportamento irresponsabile di molti minatori, nel febbraio del 1889, denunciava con un manifesto, qui riportato, e rivolto agli operai tale stato di cose. Lo spirito indomito del mazziniano Gusella, sempre vicino a chi soffre, riusciva a trovare per 200 lavoranti della Boratella III un lavoro nelle bonifiche di Polesella, in provincia di Rovigo, il manifesto del 14 marzo 1889 (vedi G. Gusella) é un piccolo tassello per comprendere l'eclettico personaggio. Nel 1899, veniva dato il via ad un'esplorazione nella localitˆ Arsellino, consistente in una discenderia di mt. 250 sul versante Savio, destinata a cercare un consistente strato zolfifero, ma nel 1903 i lavori venivano nuovamente sospesi. Nel 1918 una parte della concessione dal Sindacato Miniere Solfuree di Romagna passava alla Montecatini e nel 1924 la restante andava alla Società Zolfi, che ne otteneva la totale disponibilità, dietro adeguato compenso. Il 23 febbraio 1919 veniva firmato fra il Sig.Bertozzi Balilla, rappresentante del Sinda-cato Miniere Solfure di Romagna, ed il sig.Armando Bartolini della Camera del Lavoro di Cesena l'accordo che prevedeva nuove tariffe orarie (£. 1,10/h. per minatori di età non superiore ai 65 anni e £.1,05 per quelli con oltre 65 anni), e la riduzione dell'orario a otto ore giornaliere. La "Zolfi" proseguiva attivamente con l'esplorazione delle due discenderie, la "Fondoni" e la "Monte Giusto", riuscendo ad ottenere una produzione di 4/5.000 tonnellate annue di zolfo grezzo. Nel 1934 avveniva la sospensione dei lavori dopo che il direttore della Zolfi, Ferdinando Macchetto, ed il suo vice geom. Secondo Mario Forlivesi, perdevano la vita durante un'ispezione nelle gallerie. E' particolarmente interessante il racconto del minatore Baraghini Augusto, accorso fra i primi sul luogo dell'incidente, testimonia con lucidità l'evento drammatico. La concessione infine ritornava alla Montecatini, che nel dopoguerra tentava un nuovo sondaggio a Monte Giusto, ma a causa del contingentamento della produzione e della profonda crisi, nel 1955 veniva tutto abbandonato. |
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