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Miniera di Boratella III, anni 1900-1910: pozzo e camino per il tiraggio dell'aria dalla galleria.




Miniera di Boratella III: decreto del Ministro dei Lavori Pubblici di autorizzazione a gestire la ferrovia a cavalli della Boratella da parte di
Natale Dellamore (5 febbraio 1873).
BORATELLA III (in Comune di Mercato Saraceno e Sogliano)

Questa miniera si trovava sulla destra del torrente Boratella con gallerie che si spingevano verso Monte Giusto e Cella.
Assieme alla Boratella I era la più ragguardevole sia per l'entità della produzione sia per l'interesse che il giacimento aveva suscitato per potenza, ricchezza e per la facilità di estrazione.
I primi concessionari erano stati i fratelli Giovanni, Paolo e Romualdo Grazi di Mercato Saraceno, Luigi Petrucci, l'ing. Livio Ricci di Forl, Giovanni Battista Balducci e Gaetano Petrucci di Sarsina che stipulavano un atto di associazione in data 7 agosto 1868. Dal 1 luglio 1871 veniva data in affitto a Natale Dellamore per un canone stabilito in lire 2,50 per ogni quintale di zolfo prodotto e per una durata di otto anni e mezzo.
Il Dellamore, sin dall'inizio dell'avventura nella Boratella, aveva intuito l'importanza delle strade ferrate, che nei primi anni post-unitari avevano attratto e sedotto tanti imprenditori, anche cesenati. Le vicende economiche dell'imprenditore cesenate erano sempre alquanto difficili, dovette ricorrere ad ingenti prestiti con le banche, in particolare, nell'aprile del 1873, con la Banca di Torino, con la Casa Ulrico Geisser di Torino per 500.00 lire e nel giugno successivo con la Casa Commerciale Yarak e Almagi di Ancona per altre 500.000 lire.

Alla fine del 1873, l'Intendente delle Finanze di Cesena non riusciva a riscuotere un'imposta di ricchezza mobile di . 11.386, dovuta dal Dellamore, per cui avevano inizio le pratiche per la dichiarazione di fallimento presso il Tribunale di Forlì. Veniva costituita una Commissione Amministratrice dello stato Dellamore per la gestione delle sue miniere. Queste alterne vicissitudini economiche influivano in modo determinante anche sulla conduzione dei lavori minerari, che venivano, molte volte, lasciati al caso ed a scapito della sicurezza.
Nella Boratella III si ebbe la più alta percentuale di incidenti mortali sul lavoro, crolli di gallerie e vari incendi anche dolosi. Nel maggio del 1875, con la rovina della galleria principale, seguita da una forte scossa, simile a quella di un terremoto, per oltre 400 metri si apriva un profondo crepaccio dal letto del rio Boratella sino al pozzo di estrazione pregiudicando per mesi la lavorazione. Circa 600 operai venivano a trovarsi senza occupazione, diversi si impiegavano nella miniera di Perticara nel Montefeltro.

Nel febbraio 1881 veniva perfezionato un contratto d'affitto fra l'ing. Francesco Kossuth, per conto della Cesena Sulphur Company, e la maggioranza dei proprietari della miniera, presso il notaio Federico Maglioni di Sarsina, per la durata di nove anni ed a far data dal 1 marzo successivo. Manifesto del 25 gennaio 1881 dei lavoratori della miniera Boratella III e della raffineria di S. Rocco di Cesena contro F. Kossuth, che stava perfezionando un contratto d'affitto della loro miniera e progettava una riduzione di personale. Nel 1883 un furioso incendio obbligava all'abbandono di larghi tratti del giacimento. Iniziavano le ricerche nei terreni in parrocchia di Cella e pi precisamente in località Monte Giusto senza incontrare strati molto fertili. Nel settembre 1884 i minatori della Boratella, con particolare evidenza quelli della Boratella III, aprivano una dura vertenza nei confronti delle amministrazioni delle tre miniere, che volevano diminuire la loro paga giornaliera prendendo a confronto quella percepita dagli operai addetti alla sistemazione della strada Borello-Bacciolino, inferiore di oltre il 50%.