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Personaggi - testimonianze
Francesco Kossuth ,
Direttore della Cesena Sulphur Company Limited






















































La dedica in inglese recita:
Consacrato alla teneramente amata memoria della nobildonna Emily dei Kossuth e Udvard - eretto da Francesco Kossuth suo marito dal cuore infranto cui cara Ella fu in vita e nella morte - Morta in
Firenze il 30 ottobre 1887

Dopo circa 25 anni dall'accaduto la descrizione del fatto nelle memorie kossutthiane veniva enfatizzata ed un po'stravolta. In realtà il clima esasperato che si era creato alla Boratella a seguito di modifiche del sistema di pesatura del minerale estratto, proposto ed attuato dal direttore Kossuth, che aveva conseguentemente portato ad un cambiamento della liquidazione del cottimo a tutto favore della impresa mineraria, aveva fatto armare la mano dell'omicida, che riteneva di vendicare non solo il suo sopruso ma anche quello dei suoi compagni minatori. Venivano affissi manifesti, scritti a mano, come quello che é riprodotto qui di seguito dal titolo "Avviso per i scannitori delle miniere" e che termina con " ...se non vintendete di pagare la fattica ai vostri operai ..se nò morti morti i scannitori."

[...] Nella zolfara di Boratella doveva essere fatto un lavoro molto importante ed urgente per collegare due gallerie e permettere una migliore ventilazione della miniera. La miniera di Boratella non era soggetta a gas esplosivi ma nell'eseguire questi lavori si era formato una gran quantità di gas, che era completamente sconosciuto ai minatori. Infatti l'azienda non aveva nemmeno le lampade di sicurezza e gli operai che erano stati chiamati ad eseguire il lavoro potevano correre un serio pericolo della vita. Francesco Kossuth non ha fatto come in altre occasioni altri direttori erano soliti fare, cioé che un gruppo vada sul luogo per vedere se vi sono pericoli e poi venga a riferirgli nel suo comodo ufficio di direttore. No, lui, come era il suo solito ha ordinato al capo ingegnere, al capo dei sorveglianti ed ad alcuni minatori fidati di seguirlo nel pericolo. S'avvicinavano al posto senza dire una parola; davanti c'era il vecchio sorvegliante Belloni ed illuminava la galleria con la sua grande lampada di rame e subito dietro di lui c'era Francesco Kossuth. Prima d'avvicinarsi al cantiere di lavoro, il direttore ha spiegato che l'aria esplosiva o meglio il grisou essendo più leggero dell'aria stava nella parte alta della galleria ed in presenza di questo gas la fiamma delle lampade si sarebbe colorata in un certo modo, a questo segnale si doveva subito spegnerle per evitare l'esplosione e l'incendio.

Ad un tratto il sorvegliante Belloni ritenendo che nella galleria non vi fosse traccia di grisou alzò la lampada come per dimostrare di avere ragione e nello stesso momento si ebbe un'esplosione violenta ed un incendio furioso. Tutti furono scaraventati a terra, nel buio si sentirono i lamenti dei feriti, per fortuna, poco dopo, sono arrivati altri operai che lavoravano nelle gallerie vicine ed hanno provveduto a soccorrerli. I più gravi erano Belloni, che aveva le mani completamente paralizzate, e Francesco Kossuth con dolorose ustioni e contusioni in tutto il corpo, rimarrà a letto per tre mesi e grazie alla capacità del primario chirurgo dell'ospedale di Cesena le ustioni del viso non hanno lasciato segni evidenti.[...] Descrivo ancora un altro momento della vita di Kossuth a Cesena e che lo mette in buona luce. Gli operai della miniera di Borello-Tana stavano scioperando e si erano ribellati contro il capo ingegnere Foa, che voleva costringerli a lavorare. Si stavano scagliando contro di lui con dei lunghi bastoni di ferro, chiamati agucchie, usati per praticare i fori nella roccia dove veniva inserito l'esplosivo, quando il Direttore, che stava transitando sulla sua carrozza, trainata da due cavalli bianchi, per andare ad un'altra miniera, si accorse che stava succedendo qualcosa di strano. La macchina elevatrice era ferma e davanti all'apertura del pozzo c'era una folla urlante. Il giovane direttore fermò la carrozza e si avvicinò lentamente agli operai in fermento; se avesse dimostrato titubanza o sorpresa o fosse tornato indietro scappando avrebbe fatto la fine dell'ingegnere Foa. La sua solita calma e sangue freddo non lo hanno abbandonato, quando il più facinoroso dei minatori si é fatto avanti urlando per esporre le ingiustizie, Kossuth senza la minima agitazione ha alzato il suo bastone ed ha toccato il berretto dell'uomo e con tono pacato gli ha detto: se vuoi parlare con il tuo padrone, che é sempre stato buono con te, prima togliti il berretto. L'uomo inferocito era talmente sorpreso dalla voce e dal comportamento del direttore che é diventato ridicolo, si é tolto il berretto e gli altri operai si sono messi a ridere. La gente di Romagna é selvaggia ma piegabile nel bene e nel male, i rivoltosi di Borello hanno circondato il loro padrone urlando le loro lamentele ma non minacciandolo più [...]


Sino al 1878 l'attività delle miniere della Società inglese come quelle delle altre società che operavano nel cesenate ebbero uno sviluppo notevole, tumultuoso tanto da impressionare il faentino Federico Masi, redattore di una importante monografia e che assieme all'altra, stilata dal cesenate F.M.Ghini, facevano da corollario alla più ampia inchiesta Jacini, che analizzava la crisi endemica dell'agricoltura in Italia. In un apposito capitolo scriveva queste considerazioni: "...le diverse migliaia di contadini che andarono ad esercitare il mestiere di minatori e di carrettieri cessando dal lavoro dei campi non fecero retrocedere l'agricoltura nella Valle del Savio ricchissima di abitatori propri e oggi anche di avventizi (...). Altre volte le famiglie dei contadini della montagna numerose inviavano nell'inverno uno o più individui nelle lontane Maremme Romane; oggi non accade più questo, e le miniere accolgono tutti quelli che con buona volontà cercano lavoro, e del lavoro offrono adeguata mercede." Ma il lento declino dell'industria zolfifera romagnola e il vistoso calo, nel 1880, del prezzo dello zolfo, determinavano la chiusura di diverse miniere e l'agonia di un'illusione che il metalloide romagnolo sarebbe stato il volano dello sviluppo industriale dell'intera regione. La crisi ed i conseguenti licenziamenti di mano d'opera divennero la molla scatenante di tensioni sociali che infiammavano il circondario cesenate: diversi omicidi di sorveglianti e funzionari delle miniere si collocano in questo periodo.

Kossuth, nel novembre del 1879, chiudeva l'importante miniera di Borello-Tana,
licenziando c.a. 200 operai, nel tentativo di salvare le restanti miniere e ricorrendo massicciamente a prestiti onerosi con la Banca U. Geisser di Torino. Il 17 gennaio 1884, Kossuth inviava al Sottoprefetto di Cesena un interessante e interessato "Progetto per migliorare la sorte della classe operaia delle Romagne, col concorso del Governo e degli esercenti l'industria locale", di ben otto pagine. Ormai la parabola discendente sia per il potente Kossuth sia per la sua Cesena Sulphur Company limited diventava inarrestabile.

Gli anni 80 saranno anni "tremendi" per l'ingegnere ungherese e quando le banche chiuderenno definitivamente i prestiti, sino allora profusamente concessi, il 27 maggio del 1887, dovrà compiere "l'atto doloroso" portando al Tribunale di Forli i libri contabili della sua azienda per chiederne il fallimento.
La lettera di Francesco Kossuth al Prefetto di Forlì, scritta dopo essersi recato in Tribunale, iniziava: "oggi ho compito l'atto doloroso, di rassegnare il Bilancio della Cesena Sulphur Company, e così questa società, che sotto di me ha sparso a piene mani il bene nel paese, ha cessato di vivere la sua vita benefica, ed io, allontanandomi fra pochi giorni, per quanto sarò meno agiato di £. 100 mila, porterò con me una consolazione, ed é che io feci quanto pochi Direttori di Società anonime hanno fatto, ma che per me, con il nome illustre che ereditai era un dovere, il quale dovere é stato da me compito fino agli estremi limiti. Ho potuto trovare un Curatore, che sarà accolto dal Tribunale, in modo che la lavorazione non sarà troncata, e non mancherà il pane a tanta povera gente. Questo sarebbe il mio ultimo atto, se non mi rimanesse ancora un altro da compiere, ed é, di imporre coll'esempio all'adunanza dei creditori, l'obbligo morale di volersi posporre coi crediti a quelli degli operai e dell'altra povera gente; ed allora avrò finito..." Lettera di F. Kossuth al Prefetto di Forlì con l'annuncio del fallimento della Cesena Sulphur Company (27 maggio 1887).

Non mancavano peraltro forti dissensi all'operato del direttore ungherese da parte dei creditori ed azionisti della Cesena Sulphur Company; venivano affissi manifesti in città, che denunciavano le sue manie di grandezza, il lusso ostentato. Un opuscolo "Kossuth - Thomas e la Società Inglese", veniva dato alle stampe e divulgato ovunque; nelle 19 pagine era mostrata tutta la sua attività, sin dall'arrivo a Cesena nel 1873, in modo totalmente negativo.
Durante l'estate di quell'anno si ammalava gravemente l'amata moglie; per cercare un'aria più salutare e confacente, Kossuth, abbandonava Cesena per Castel Maggiore ma anche qui le condizioni non miglioravano affatto. Il medico curante consigliava il trasporto dell'ammalata all'ospedale di Firenze per tentare nuove cure, ma il 30 ottobre del 1887 la cara esistenza di Emily si spegneva all'improvviso.

Dopo il grave lutto Francesco Kossuth, aiutato dal fratello Lajos Tivadar, che già lavorava a Napoli, si trasferiva in quella città dove ben presto sarebbe diventato amministratore delegato dell' Impresa Industria Italiana, società che costruiva ponti in ferro ed in acciaio e che aveva lo stabilimento principale a Castellamare di Stabia. Opere come il ponte "Dogna", il ponte sul Ticino a Sesto, il viadotto Olona, il ponte in acciaio sul Nilo, vincendo la concorrenza dei più famosi ingegneri europei, e tante altre erano la testimonianza dell'ingegneria di prim'ordine applicata, che tecnici anche stranieri venivano ad osservare e studiare. Sui sette anni trascorsi a Napoli nella nuova attività, dopo la partenza da Cesena, le notizie sono alquanto scarne e sarebbe interessante poter sviscerare anche questo periodo. Il 20 marzo 1894, a Torino, moriva il padre Lajos, che si era sempre adoperato per vedere raggiunta la libertà della sua amata Ungheria dal giogo austriaco. Lajos Kossuth.

Nei lunghi anni d'esilio torinese il gran Governatore, prima con Cavour poi con Ricasoli e via via con i rappresentatnti dei governi europei amici aveva cercato di tessere quella trama di contatti per tenere sempre desto il "problema ungherese". Dopo il solenne funerale, svoltasi a Budapest il 1 aprile e la deposizione delle ceneri nel Museo Nazionale, Francesco Kossuth ritornava in Italia per sistemare a Napoli ed a Torino i propri impegni. Il 29 ottobre 1894 lasciava definitivamente l'Italia per Budapest. Accolto da ovazioni e da decine di migliaia di persone, lo acclamavano come Capo del Partito dell'Indipendenza, il partito fondato da suo padre. Il 5 aprile del 1895 la città di Tapolca, vicina al lago Balaton, lo eleggeva come suo deputato al Parlamento, il 15 dicembre dello stesso anno diventava Capo del Partito dell'Indipendenza. In prima persona gestirà la politica ungherese, determinando la vita dei diversi governi succedutosi e divenendo nel 1905 anche ministro del commercio estero nel gabinetto Wekerle. Il 25 maggio del 1914 si concludeva la vita terrena di Francesco Kossuth senza vedere realizzato il sogno dell'Indipendenza della sua Ungheria, che avveniva nel 1918, alla fine della I Guerra Mondiale dopo la caduta dell'impero austriaco.