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Personaggi - testimonianze
Francesco Kossuth ,
Direttore della Cesena Sulphur Company Limited









Commemorazione da parte delle
Poste Italiane, nel 1994, in occasione del centenario della morte del patriota ungherese.




































A causa dei disordini che la popolazione della capitale ungherese provocava per manifestare simpatia nei confronti dei figli del patriota, la polizia pensava bene di imbarcarli, il 18 giugno 1850 assieme al loro istruttore, su un battello in navigazione sul Danubio e spedirli dal padre a Kutahiyyeh. Nel frattempo anche la loro madre, dopo varie peripezie, riusciva a raggiungere la Turchia; la famiglia al completo si ricomponeva.

L'11 settembre 1851, a bordo della nave da guerra americana "Mississippi", Lajos Kossuth e la sua famiglia lasciavano Costantinopoli con meta Marsiglia prima e poi Londra. Mentre il patriota si recava negli Stati Uniti d'America per cercare aiuti per la causa ungherese, i suoi figli iniziavano la scolarizzazione prima a Londra poi a Parigi e di nuovo a Londra. Francesco Kossuth si era specializzato in molte scienze, aveva avuto molti diplomi, fra i quali quello d'ingegneria, architettura, scienze naturali, scienze politiche e matematica e con una versatilità anche alle belle arti. Sarà un eccellente pittore e scultore, parteciperà a diverse mostre anche in Italia lasciandoci un gran ritratto di suo padre assieme ad un busto di fattura classica . Era pure un ottimo pianista e compositore, le sue musiche avevano avuto successo pure in Italia. Finiti gli studi d'ingegneria, nel 1860, iniziava la sua carriera lavorativa nella costruzione della linea ferroviaria nella contea di Devon, nel sud dell'Inghilterra. Nel frattempo il padre Lajos per portare avanti la sua attività politica si era rifugiato a Torino, sotto la protezione dell'amico Cavour. La famiglia Kossuth, molto unita, seguiva il capofamiglia in Italia. Era il ministro dei lavori pubblici, il toscano Ubaldino Peruzzi, ad offrire, nel 1861, a Francesco Kossuth un posto di rilievo al ministero, visto la competenza ed il nome, ma il carattere puritano del patriota ungherese convinceva il figlio a rifiutare l'offerta favorevolissima ed ad iniziare, come chiunque altro, in un nuovo lavoro. Così s'impiegava alle dipendenze di un imprenditore ferroviario, impegnato nella costruzione della strada ferrata in Liguria, in particolare nel difficile tratto La Spezia - Genova - Nervi. Dopo quest'esperienza diventava direttore tecnico e capo divisione ministeriale per i lavori d'alta ingegneria per la costruzione del tunnel del Moncenisio e in seguito sarà il responsabile della sorveglianza ferroviaria della rete di Genova.

A CESENA

Francesco Kossuth appena arrivato a Cesena sposava la nobildonna inglese Emilia Hoggins, di tale straordinaria bellezza da apparire, alle trasognate contadine romagnole che la vedevano cavalcare per le campagne dell'entroterra, come una "Madonna dai folti capelli dorati con ciglia nere ed occhi color viola". Si trasferiva, ben presto, da una modesta casa nelle vicinanze della barriera Cavour nel sontuoso palazzo Guidi, vicino al teatro comunale, apportandovi tali modifiche e ristrutturazioni da rendere la decaduta casa nobiliare centro di vita mondana e culturale; diventerà, dopo la partenza di Kossuth da Cesena, sede di un'importante scuola industriale. Quasi tutti gli ufficiali dei reggimenti di cavalleria e fanteria, di stanza a Cesena, erano stati ospiti in casa Kossuth.
[...] Francesco Kossuth procedeva con passi da gigante nella sua carriera d'ingegnere, facevano la sua conoscenza ricchi imprenditori inglesi, che si erano associati per lo sfruttamento delle zolfare che si trovavano nel comprensorio di Cesena. Per anni ed anni ingegneri inglesi hanno tentato di sfruttare le miniere di zolfo cesenati senza avere grossi risultati; gli azionisti della Cesena Sulphur Company limited, all'inizio del 1873, chiesero a Francesco la sua disponibilità per l'incarico di Direttore generale. Accettando questa proposta lasciava il suo posto di alto livello al ministero italiano, che si era conquistato nonostante la sua giovane età, grazie alla sua forza di carattere ed alla sua diligenza. Poteva essere fiero del nuovo incarico di direttore generale delle zolfare di Cesena, che era molto più dignitoso e remunerativo rispetto a quello precedente, soprattutto a 32 anni aveva costruito una carriera in un paese straniero senza favoritismi e non per casualità, ma era il frutto di un duro lavoro quotidiano e della forza che proveniva dalla sua gran sapienza. Questo nuovo posto era molto redditizio ma costava molta fatica ed era molto pericoloso.

E' abbastanza difficile comprendere le ragioni per cui il giovane e promettente ingegnere ungherese aveva abbandonato l'elegante ambiente torinese per venire a Cesena, ma soprattutto per lavorare fra "le tetre montagne" della Boratella, così descritte dal Delegato di Pubblica Sicurezza di quella località nei frequenti rapporti al Sottoprefetto di Cesena. Certamente l'elevato stipendio, una partecipazione agli introiti sulla quantità di prodotto estratto e l'avventura in un'impresa, che era riuscita a pochi, l'avevano fortemente determinato a tentare. L'importanza sempre crescente assunta dallo zolfo italiano sul mercato mondiale, anche per l'esplodere, nella seconda metà dell'800, dell'industria chimica (acido solforico, fertilizzanti, esplosivi, prodotti farmaceutici) e di quella tessile, aveva favorito la nascita della Cesena Sulphur Company limited a Londra nel 1871 con capitale in lire sterline. Il conferimento dell'incarico di direttore generale, con ampia procura, a Francesco Kossuth ebbe notevoli riflessi sulla Romagna per la creazione di una cultura "industriale". L'esperienza di una forte personalità, come quella del figlio del patriota ungherese, maturata in una Inghilterra dove la "rivoluzione industriale" aveva già provocato sconvolgimenti epocali, portava ad un capovolgimento dei rapporti sia con la classe operaia sia con la classe politica locale. Cercò di migliorare, con l'organizzazione ed una migliore tecnologia, il duro lavoro nelle miniere elevando la produzione a standard sino allora mai conosciuti, tentò d'innalzare il problema dello zolfo romagnolo a livello nazionale reclamando quell'attenzione dal potere centrale, che avrebbe facilitato o perlomeno reso paritario il confronto con il concorrente zolfo siciliano, aiutato con agevolazioni, in particolare, nel trasporto sia terrestre sia marittimo. Memorabili furono le coinvolgenti lotte intraprese, anche per conto degli altri imprenditori minerari, negli anni '80 nei confronti del governo per avere, finalmente, sia una diminuzione dei dazi sia le riduzioni tariffarie nel trasporto ferroviario dello zolfo cesenate, ma con risultati deludenti. L'ing. Kossuth diventava ben presto un protagonista della scena economica cesenate tentando anche di coinvolgere gli ambienti politici locali, arretrati e dominati da capi, che agivano spesso senza scrupoli di sorta e arrivavano, anche, all'eliminazione fisica dell'avversario, in nome di un'idea che si materializzava con i propri interessi personali. La"selvaggia" miniera si prestava bene a reperire figure che per poche lire avrebbero creato situazioni conflittuali sia nell'ambiente di lavoro sia in quello sociale, a beneficio di ben pochi ed individuati personaggi.

... Il predecessore di Francesco Kossuth ha lasciato le zolfare in uno stato pericoloso ed anche il posto stesso, la Romagna senza freni, era uno dei luoghi più selvaggi e rischiosi d'Italia. I minatori, gente selvaggia e testarda, sfidavano apertamente non solo la direzione delle zolfare ma lo stesso potere governativo. E' caratteristico della situazione del posto, che per molti anni era impossibile alla Boratella, località del comune di Mercato Saraceno, dove erano le principali miniere e dove erano impiegati 2000 operai, mantenere una caserma di carabinieri perché gli zolfatai tentavano di ammazzarli. Molte volte hanno dovuto mandare interi battaglioni di soldati contro i minatori selvaggi ed indisciplinati. Quando il nuovo direttore generale era venuto a vedere lo stabilimento della miniera Boratella I, i minatori scontenti per natura, avevano già deciso d'eliminarlo. Francesco Kossuth doveva andare giù in un pozzo, profo
ndo 80 metri, dentro una gabbia, che serviva per il trasporto degli uomini, assieme all'ingegnere capo per controllare una parte pericolante della zolfara. Quando i due erano arrivati in fondo al pozzo, due dei tre fili della corda venivano tagliati nella speranza che un solo filo non potesse sopportare il peso, cosicché i due responsabili della miniera sarebbero certamente morti. Ma la Provvidenza aveva deciso diversamente: la corda aveva resistito allo sforzo portando in superficie la gabbia, i due erano salvi. Francesco Kossuth comprese subito la drammatica situazione e mantenendo il suo sangue freddo si avvicinava al minatore che riteneva essere il più forte e appoggiando la mano forte sulla sua spalla gli disse: "-Volevate tagliare la corda, volevate uccidermi. D'ora in poi tutte le volte che dovrò andare giù nel pozzo verrà con me un minatore, ma non saprete mai prima chi verrà con me." Gli assassini tacevano e l'attentato non fu mai più ripetuto. Li ipnotizzava con il coraggio personale ed in molti momenti critici il suo sangue freddo li ha salvati da pericoli incombenti; ciò ha avuto un grandissimo effetto su gente facilmente impressionabile, selvaggia ma allo stesso tempo d'animo nobile. Non era quindi un miracolo se alla fine i minatori si erano talmente affezionati a lui che nel momento del pericolo, quando ne chiamava un gruppo, facevano letteralmente a gara per andare con il direttore.

Nel cesenate dominava in particolare il "clan" repubblicano, non definibile allora come partito, che ruotava attorno al "carismatico" Eugenio Valzania detto "Palanchino" e che aveva in Natale Dellamore, proprietario di diversi terreni su cui erano insediate le miniere, un referente importante. La scandalosa gestione, ad esempio, dei "bettolini", che spesso erano amministrati da prestanome legati all'entourage del Dellamore, veniva denunciata da Kossuth all'inizio della sua avventura a Cesena. Altro elemento di turbolenza era il continuo e mai risolto contrasto tra la Cesena Sulphur Company limited e Natale Dellamore, proprietario dell'ippoferrovia della Boratella, che rappresentava per le tre più importanti miniere del comprensorio cesenate l'unica via d'accesso e di collegamento alla strada provinciale Borello - Mercato Saraceno, per gli esosi pedaggi richiesti.

[...] C'era alla Boratella un sorvegliante dei lavori sotterranei di nome Luigi Belloni , che si trovò coinvolto in un incendio in galleria dove erano già pronte le mine per l'esplosione. L'incendio si avvicinava ad una velocità spaventosa ai buchi non ancora esplosi e se i minatori non riuscivano a spegnere l'incendio con le pompe ed i secchi, allora una parte dello zolfo andava perduto e per molti mesi la miniera sarebbe diventata inutilizzabile per il perdurare del fuoco. Gli operai si erano fermati costernati, stavano immobili ed irrigiditi perché sapevano che vi erano molti fori inesposi ed avevano paura per correre a spegnere l'incendio. Il sorvegliante Belloni comprese la situazione ed urlò che non vi erano più buchi inesplosi e vi si mise di fronte per provare quanto diceva: se avveniva l'esplosione tutti gli operai sarebbero stati dilaniati in mille pezzi. Il gesto di Belloni diede coraggio alla squadra e l'incendio fu domato. Erano così gli operai di Francesco Kossuth!. Prima suoi nemici incoscienti, istintivi e feroci a causa della lotta fra lavoratori e capitalisti odiavano il giovane e sconosciuto direttore, ma quando hanno riconosciuto il lui il capo con il coraggio da vero uomo che rischiava la vita con loro, allora sono diventati affettuosi e fedeli servitori ed erano pronti in ogni momento a morire per Lui.[...] Ma nonostante che Francesco Kossuth piacesse tanto a questi selvaggi, questi non erano in grado di modificare il loro carattere, odiavano i sorveglianti ed i funzionari in genere e se potevano li perseguitavano, anzi, li ammazzavano. Quando, in maniera crudele, venne ucciso il quinto funzionario della miniera e neanche i Carabinieri sono riusciti a prendere l'assassino, Kossuth si impegnò a prenderlo da solo. Lo ha seguito nel suo nascondiglio in montagna, ha combattuto con lui faccia a faccia, lo ha preso con le sue mani e lo ha consegnato al Comandante dei Carabinieri Reali. Dopo questo fatto non hanno più ammazzato nessun sorvegliante alle zolfare di Cesena. ...